I pesticidi sotto la buccia. Ovvero perchè son sempre più convinta del valore del biologico

frutta bio di stagione

Da diversi anni cerchiamo il più possibile di acquistare prodotti biologici. Il più possibile, con l’accortezza di eliminare i pesticidi lavando bene la frutta e sbucciandola in caso di prodotti non biologici. Adesso ho scoperto che quest’accortezza non basta. Ecco perché.

Senza entrare troppo nei tecnicismi, ho letto e non sapevo che ci sono due tipi di pesticidi utilizzati su frutta e verdura. Pesticidi superficiali, che rimangono sulla parte esterna del vegetale e possono eventualmente essere pelati e lavati via, e pesticidi sistemici. I pesticidi sistemici sono assorbiti dalla pianta quando applicati ai semi, terra o foglie e si ritrovano nei tessuti della pianta, non all’esterno e non possono quindi essere lavati via. Sul sito Mother Earth News c’è un bell’articolo di qualche anno fa in cui è spiegato l’utilizzo dei pesticidi sistemici. In sintesi questi pesticidi ammessi in agricoltura perché ritenuti innocui alle dosi utilizzate (ma leggi nel box sotto per approfondimenti) non possono essere in alcun modo eliminati perché entrano a far parte della pianta stessa, non sono sulla buccia e ce li mangiamo quando ingeriamo frutta e verdure trattate. Quindi lavare accuratamente e eliminare la buccia non è sufficiente.

Lo so, spesso mi sento dire che non si può esser certi che i prodotti venduti come biologici siano poi tali, e purtroppo a volte è risultato vero. Mi sento dire che nei prodotti biologici alcuni trattamenti sono ammessi, ed è vero. Mi vien detto che tanto i trattamenti delle coltivazioni non biologiche finiscono anche sui prodotti bio. Ed è vero, purtroppo.

“Ma allora chi te lo fa fare? Ti piace buttare i tuoi soldi dalla finestra?”. “No, affatto”. E non mi sento ebete perché acquisto prodotti dichiarati bio. Sono consapevole della validità di queste obbiezioni. Ma ritengo che se la sensibilità verso questi problemi fosse più marcata, se queste notizie fossero più diffuse, allora un movimento spontaneo di consumatori più attento forzerebbe i produttori ad una maggiore attenzione e a una riduzione (se non ad una eliminazione) dell’uso di queste sostanze. Porterebbe a maggiori controlli, permettendo di individuare chi se ne approfitta.  Eppoi preferisco rischiare che il pesticida ci sia piuttosto che esserne matematicamente certa. Comprando bio forse residui o trattamenti (nel caso di produttori disonesti) di pesticidi ci saranno, comprando prodotti da agricoltura tradizionale sicuramente.

Altra obbiezione che vien fatta: il cibo se non prodotto con questi sistemi non basterebbe per tutti. Ma se provassimo a limitare sprechi assurdi?

Questa la mia, nostra, scelta.

I pesticidi sistemici più usati

Imidacloprid ampiamente utilizzato perché ad ampio spettro d’azione (ha effetto su molte specie diverse di insetti) può essere applicato a molte verdure (tra cui pomodori e verdure a foglia verde) fino al giorno che vengono raccolte. E’ considerato non tossico alle concentrazioni utilizzate per gli esseri umani, ma è stato accusato di causare gravi problemi alla fauna e alla flora acquatica nonché alle api (anche recentemente l’EFSA ha concluso che non ci sono abbastanza dati (!!!) per confermare quest’ultima affermazione, altre dovrebbero essere le cause della moria delle api). Questo insetticida si lega ad una proteina presente nel sistema nervoso degli insetti (il recettore dell’acetilcolina, un neurotrasmettitore) in modo specifico e in misura molto più ridotta (100 volte più ridotta) anche a quello dei mammiferi. Questa selettività di legame lo fa ritenere sicuro alle dosi consentite in agricoltura. Ma in una recente pubblicazione scientifica gli autori affermano e dimostrano (secondo me in modo chiaro) che il grado di penetrazione e quindi gli effetti tossici di alcuni pesticidi (tra cui l’imidacloprid)  aumenta in presenza di adiuvanti presenti insieme al principio attivo nel prodotto finale applicato sulle piante. Inoltre studi condotti su animali da laboratorio (1 e 2 ad esempio) hanno messo in evidenza una riduzione della fertilità degli animali e possibili effetti sugli embrioni che meritano ulteriori indagini. Inoltre, ma questa è un mio pensiero, assolutamente non dimostrato, diciamo una preoccupazione: ma cosa accade quando è somministrato, seppur a bassa dose, assieme ad altre sostanze più o meno tossiche o nocive?
Oltre a questo altri insetticidi sistemici ampiamente usati sono il
Thiamethoxam che è strutturalmente simile all’imidacloprid con meccanismo d’azione identico, così pure come il Clothianidin e il Dinotefuran.

Attenzione perché questi insetticidi entrano a far parte di preparati acquistabili anche per il trattamento dell’orto casalingo! Basta cercare in rete, le info disponibili sono molte.

 

 

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